AGRIGELATERIA: COSA SIGNIFICA?

Il termine “Agrigelateria” compare spesso negli articoli che riguardano il gelato. Il primo marchio di questo genere risulta essere stato registrato nel 2001. Ne parla, in particolare, la Coldiretti quando diffonde dati (… che poi, da qualche anno, sono più o meno, sempre gli stessi) sull’andamento del mercato del gelato, segnalando, come avvenuto anche recentemente, che: “negli ultimi anni il boom delle agrigelaterie che garantiscono la provenienza della materia prima dalla stalla alla coppetta con gusti che vanno dal latte di asina a quello di capra fino alla bufala”. Ma di agrigelaterie ne troviamo anche nelle classifiche, come la guida del Gambero Rosso, e in giro per le grandi Gelatocittà. Tale denominazione compariva (da qualche tempo sembra si stata tolta) anche nelle vertine di una catena di gelato “fai da te” dove di “agri” c’era soltanto una mucca di plastica posizionata davanti al negozio! D’altronde se non esiste ancora una definizione di “Gelato Artigianale” figuriamoci se qualcuno si è preoccupato di “Agrigelateria”, con la conseguenza che ognuno può fare quello che vuole con buona pace del consumatore. Eppure in questo caso ci potrebbe essere già una normativa di riferimento. Come Gelatonews avevamo evienziato la problematica ancora il 6 novembre 2015 partecipando ad un incontro organizzato al “Salone del turismo rurale” a Verona. In quella sede avevamo esposto una ipotesi: si tratterebbe di introdurre una norma la quale, in sostanza, dovrebbe precisare che la denominazione di “Agrigelateria” potrebbe essere utilizzata soltanto da chi è imprenditore agricolo e utilizza, per fare il gelato, una percentuale rilevante di materie prime di derivazione della propria azienda agricola. Il tutto potrebbe rientrare nella normativa che già regola l’Agriturismo (Legge 20 febbraio 2006, n. 96). Il problema poi sarebbe far rispettare una legge che già, riguardo proprio all’Agriturismo, lascia molto a desiderare.

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